Istituto

Lo Statuto

Lo Statuto, stilato ai sensi della L. 508/1999 e secondo le indicazioni del D.P.R. n° 132/2003, è stato approvato dal Mi.U.R. in data 20 luglio 2006 ed è entrato in vigore dopo la presa d’atto da parte del Consiglio Comunale del Comune di Gallarate, all’epoca Ente gestore dell’Istituzione, con delibera del Consiglio comunale n° 73 del 29/10/2007. L’istituzionalizzazione della scuola e la sua trasformazione in Istituto Superiore di Studi Musicali ha fatto seguito all’approvazione, sancita con Deliberazione della Giunta Comunale del Comune di Gallarate n. 314 del 05.10.2009, di una convenzione decennale rinnovabile fra Comune di Gallarate e I.S.S.M. “G. Puccini”.

L’istituto

L’Istituto Superiore di Studi Musicali “G.Puccini”, pareggiato ai Conservatori di Musica di Stato, è sicuramente da annoverare fra le realtà culturali più prestigiose di Gallarate. Nato negli anni ’70 come cooperativa, è passata nel 1980 sotto la responsabilità dell’Amministrazione Comunale. In seguito, nel 1984, viene concesso dal Ministero della Pubblica Istruzione il pareggiamento dei propri corsi con regolamentazione statale che conferisce ai titoli conseguiti negli esami valore identico a quelli dei Conservatori di Musica di Stato. Le scuole musicali pareggiate presso l’Istituto sono: Pianoforte, Violino, Violoncello, Flauto traverso, Clarinetto e Chitarra. Dall’anno scolastico 2000/2001, nell’ambito delle iniziative promozionali, si è attivato il nuovo corso di sperimentazione musicale strumentale per giovani allievi, con possibilità di iniziare lo studio della musica prima degli 11 anni, con un’attività propedeutica che fornisca la base per proseguire gli studi. I corsi di propedeutica strumentale sono rivolti a bambini di 3^, 4^ e 5^ elementare ed hanno come obiettivo l’avviamento degli stessi alla conoscenza diretta di uno strumento musicale e rilevare eventuali doti ed attitudini specifiche.

La sede: cenni storici

La sede dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Puccini” è costituita da un prestigioso edificio d’epoca di proprietà del Comune di Gallarate, sito nel centro cittadino, denominato Villa Maino, di cui si delinea di seguito una breve descrizione architettonica e storica.

La villa Maino, opera dell’arch. Carlo Moroni, è considerata uno dei beni preziosi del Comune di Gallarate. La prima richiesta di Nulla Osta per l’edificazione di un villino ad uso abitativo risale al 1905: la villa si presentava con un unico accesso da via Volta; l’attuale sala del camino (ora aula “Pergolesi”) era divisa in due locali comunicanti, mentre la scala che collegava i due piani era posta a metà dell’attuale corridoio; al primo piano erano collocate le camere della zona notte e i servizi; il giardino era progettato con aiuole e viali disposti differentemente dall’attuale.

Con il successivo proprietario a partire dal 1920 vennero apportate modifiche sostanziali all’edificio: esso è stato ampliato verso la linea ferroviaria con l’aggiunta di un colonnato all’ingresso, necessario per fornire adeguato sostegno al loggiato posto al piano superiore; la parete che divideva l’ingresso dal salone (ora “sala Mozart”, piccolo auditorium per le manifestazioni artistiche interne ed esami), notevolmente ampliato, veniva sostituita con vetrate colorate; la scala esistente veniva demolita e ricostruita con finiture di pregio nella posizione attuale; venivano aggiunti un loggiato e un altro accesso coperto sul lato opposto a quello esistente, create altre stanze e raddoppiati i servizi.

Nel 1930 avvenivano le ultime modifiche: un locale al piano terra, la sistemazione dell’accesso da via Volta e la creazione di una camera con veranda al piano superiore. La villa possedeva finiture interne di notevole valore, la maggior parte ancora presenti pur se in condizioni non ottimali: ogni locale aveva  una pavimentazione lignea con bordura decorata, gli ingressi e i corridoi erano in graniglia decorata a mosaico ed ogni porta aveva sopraporta e telaio ligneo decorato con vetrate piombate policrome e maniglie in ottone; la maggior parte dei locali aveva pareti rivestite con tappezzeria in broccatello di seta e damasco di seta, sollevate dal pavimento tramite decorate zoccolature di legno e soffitti decorati con stucchi e dipinti; i corridoi, ritmati da lesene decorate, presentavano vetrate in ferro battuto. L’edificio è poi rimasto chiuso e inutilizzato sino a quando il Comune di Gallarate, ultimo erede, decise di impiegarla provvisoriamente come sede temporanea di uffici; purtroppo il degrado era destinato a continuare aggravato da furti che la spogliarono di alcuni arredi originari di valore.

Il progetto di restauro ha previsto interventi minimali: il rifacimento delle coperture, la creazione di servizi igienici a norma, la realizzazione della caldaia, il restauro di tutti i decori lignei e murari, la sistemazione delle pavimentazioni e delle vetrate artistiche; il giardino è stato ripulito, ripristinate le aiuole e i percorsi principali, il tutto sotto la supervisione della Soprintendenza alle Belle Arti che tutela sia la villa che il giardino.